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Innanzitutto è bene comprendere che ciò che si versa all’ENPAP non è una tassa.

Si tratta di soldi (il 10%+2% del proprio reddito) che vanno direttamente in un “salvadanaio personale” (il cosiddetto “montante individuale” – che cresce nel corso degli anni).

Sono quindi soldi che restano tuoi e solo tuoi: non servono per pagare le pensioni di altri (come avviene ad esempio all’INPS) e rimarranno tuoi fino al momento della pensione, quando, incrementati da un coefficiente previsto dalle normative, diventeranno la tua pensione, che ti verrà erogata regolarmente per il resto della tua vita.

Il 2% che inserisci in ogni fattura, inoltre, serve per pagare tutte le forme di assistenza, attuali e future che l’ENPAP fornisce: indennità di malattia, spese per situazioni straordinarie, microcredito, spese funerarie, sostegno per le calamità naturali, etc.; un fondo a parte copre anche la maternità delle colleghe. (qui ti spieghiamo Quali sono le forme di assistenza di ENPAP)

Molti colleghi spesso credono che sarebbe meglio versare all’INPS, convinti di poter pagare meno.

Si tratta di una mera illusione. Quella dell’ENPAP è la contribuzione più bassa in assoluto tra quella di tutte le Casse professionali; ed è pure – per dare un’idea – molto inferiore a quello che pagheremmo stando all’INPS nella Gestione Separata (ormai diretta verso il 30%, quasi il triplo di noi che versiamo il 10%+2%).

 

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  1. Pingback: Contributi da versare annualmente all’ENPAP | SenzaCamice

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